Bilancio positivo per la sicurezza non per le entrate Le autoscuole non si sono certo arricchite. Dai corsi collettivi a quelli individuali. Sì alla verifica di fine corso, no all’esame. Vigilare per evitare abusi e scorrettezze.
Come sta andando la patente a punti? C’è chi dice che ha risollevato i bilanci delle autoscuole facendo affluire nelle stesse oltre 64.000 persone che hanno frequentato il corso di recupero, con un introito di 9,6 milioni. Facciamo due conti: se fosse vero - e non lo è - che tutti gli automobilisti in questione si sono rivolti alle circa 6.500 autoscuole ne deriverebbe un’affluenza media di poco inferiore a 10 persone per autoscuola spalmata sul periodo di oltre due anni dal debutto della norma. Ciò corrisponderebbe ad un incremento di ricavi mediamente di circa 750 euro annui.
Ci sembra azzardato declamare questi risultati un grande business per le autoscuole, in realtà sappiamo che dopo un primo breve periodo nel quale le nostre imprese hanno cercato di organizzare i corsi con un numero di partecipanti che garantisse almeno la copertura dei costi, successivamente si sono adattate ad attivarli anche solo per uno o due partecipanti pur di smentire le accuse di indisponibilità della categoria apparse su alcuni organi d’informazione. Molto positivo è invece, a nostro giudizio, il bilancio della patente a punti dal punto di vista della sicurezza stradale. È stato pienamente centrato l’obiettivo della prevenzione attraverso la repressione: difatti, a fronte di circa 18 milioni di punti decurtati ne sono stati recuperati solamente 409 mila. Questo significa che molti fra gli automobilisti sanzionati hanno deciso di mutare i propri atteggiamenti al volante confidando di non incorrere in ulteriori decurtazioni e di poter recuperare l’intera assegnazione di 20 punti trascorsi due anni senza infrazioni.
Questa valutazione trova corrispondenza nei risultati positivi in termini di riduzione degli incidenti stradali e conseguente riduzione delle vittime degli stessi. Certamente un meccanismo che ha poco più di due anni di vita può e deve essere perfezionato, sia dal punto di vista della struttura complessiva di funzionamento che, a maggior ragione, per quanto attiene la lotta agli illeciti. A nostro giudizio si dovrebbero individuare le criticità per le quali la decurtazione trova riscontro, abbastanza spesso, parecchi mesi dopo la violazione o, peggio si perde nel nulla. L’efficienza dell’azione amministrativa rafforza il valore dissuasivo della stessa.
Siamo certamente favorevoli all’introduzione del concetto che il sanzionato debba frequentare con partecipazione il corso ed anche alla ipotesi di una verifica finale che, ragionevolmente, potrebbe essere affidata allo stesso insegnante. Riguardo all’ipotesi, talvolta avanzata, di prevedere un vero e proprio esame riteniamo si tratterebbe di un’incomprensibile duplicazione dell’esame di revisione della patente, già previsto e applicato in caso di perdita totale del punteggio, con la stranezza che l’uno produrrebbe un recupero parziale dei punti e l’altro il recupero totale. Non ci sembra il caso di mettere in discussione globalmente un meccanismo, utile per la sicurezza collettiva, per via di isolati casi di malaffare. E non per volerci nascondere dietro ad un dito. Intensifichiamo gli sforzi per identificare i disonesti! Collaboriamo affinché siano pesantemente perseguiti e, se possibile, allontanati dall’ambito di un’attività che può dare molto alla collettività.
fonte : www.iltergicristallo.it






