Annunciata la volontà di procedere ad una revisione delle norme che regolano la circolazione. Patente a punti ed esami più severi.
Si procederà alla revisione del Codice della strada: questa è la volontà espressa dai vertici del Ministero dei Trasporti per fare un ulteriore passo avanti nel miglioramento delle condizioni di sicurezza.
È noto che la principale causa degli incidenti sta nel comportamento inadeguato del conducente, che denota, in genere, una scarsa propensione a uno stile di guida educato e rispettoso dei diritti altrui, oltre che delle regole. È altrettanto noto che l’incidentalità costituisce la prima causa di morte tra i giovani, che attraversano una fase critica quali conducenti nei primissimi anni di esperienza di guida. L’introduzione della patente a punti ha dimostrato che è possibile sensibilizzare i conducenti a guidare in modo meno pericoloso.
Partendo dall’impostazione repressiva, la legge ha manifestato una forte efficacia di prevenzione: i conducenti che hanno subito una decurtazione dei punti, hanno poi adottato, in genere, una guida più responsabile. La previsione d’introdurre la patente a punti era contenuta nella Legge di delega al Governo per la revisione del Codice approvata all’unanimità nel marzo 2001.
Quella stessa legge conteneva anche altre previsioni che purtroppo non hanno trovato attuazione, ma che ancora oggi sono attuali per garantire un’adeguata formazione dei neopatentati come, ad esempio, nella guida notturna e autostradale. Credo che tutti dobbiamo riconoscere che l’esame per la patente presenta dei limiti oggettivi rispetto all’obiettivo di valutare la capacità del candidato di destreggiarsi in ogni condizione, primo tra tutti l’impossibilità per l’esaminatore di proporre ogni situazione rappresentativa delle diverse difficoltà che i futuri conducenti dovranno affrontare.
A questo si aggiunga la cronica carenza di personale del Ministero dei Trasporti, un ostacolo alla possibilità di evoluzione del sistema d’esame tant’è che il recepimento della Direttiva 200/56/CE non ha ancora prodotto alcun effetto concreto nell’organizzazione delle prove. Le autoscuole possono offrire un valido contributo per realizzare l’obiettivo, che la stessa Comunità Europea si pone, di abilitare alla guida conducenti meglio preparati e più consapevoli, integrando le verifiche eseguibili durante l’esame con specifici percorsi formativi, certificati e controllati, rivolti a quelle condizioni di guida che spessissimo non sono riscontrabili durante la prova di abilitazione.
Si realizzerebbe così, grazie alla proficua collaborazione tra pubblico e privato, un’opera di prevenzione non altrimenti ottenibile e perfettamente in linea con i più recenti orientamenti comunitari in merito alla formazione dei conducenti, quali la Direttiva 2003/59/CE e la Posizione Comune definita dal Consiglio dell’Unione Europea in vista di una nuova direttiva sulla patente. Mario Forneris Segretario Nazionale Autoscuole






